venerdì 18 aprile 2008

Asilo


Ci sono poche cose da dire quando il tuo cuore è talmente pieno di sentimenti così intensi e vivi.

Amore, Rabbia, Dolore, Malinconia, Freddo, Euforia, Disagio, Pulsioni di vita, Pulsioni di morte, Cattiveria, Speranza, Calore, Nostalgia.

Se provi a focalizzarti su di uno, ecco che gli altri sentimenti si incazzano di brutto, vogliono le loro attenzioni, urlano, si fanno più prepotenti. Perchè i sentimenti sono dei mocciosi di sei anni che ti vogliono tutto per se, e sono disposti a tutto pur di farsi prendere in braccio, anche a riempirti di calci lo stomaco.
Allora tu, che sei grande (sarà servito a qualcosa invecchiare?), li metti tutti buoni seduti in una stanza piena di giochi e di caramelle, cerchi di dare il giusto spazio a ognuno di loro. Ma sono stronzi, i sentimenti. Cominciano a litigare tra di loro, a prendersi a pugni, mentre li guardi impotente. E ti ritrovi da capo.

Te ne esci a fumarti una sigaretta, anche se hai smesso anni prima, e li lasci al loro destino. Che si azzuffino, non te ne frega un cazzo.
Allora il più piccolo di loro, ma il tuo preferito, esce nel cortile, ti viene vicino con gli occhi lucidi e ti tira i pantaloni con le manine appiccicose.
Fai finta di non vederlo, finchè non incroci il suo sguardo. Capisci che non è colpa sua. Butti il mozzicone in un angolo: lo prendi in braccio, lo accarezzi, e lui ti fa vedere un suo gioco che si è rotto.
Gli sorridi, gli prometti che gliene comprerai uno nuovo. Lui abbozza un mezzo sorriso.
Poi, per mano, entrate di nuovo nel palazzo. Gli altri mocciosi hanno smesso di picchiarsi, sono esausti, qualcuno disegna sui muri, qualcuno dorme sdraiato sul pavimento freddo.


Sono solo pompe sodio potassio che si attivano. Sai perfettamente quali sono i circuiti che ti provocano tutto questo. E saperlo non serve a un cazzo.

sabato 12 aprile 2008

Buon compleanno


Buon compleanno.
Soltanto questo.
Buon compleanno a te che mi facevi ridere, e ridevamo insieme.
Buon compleanno a te che quando dormi tieni la bocca leggermente aperta e i pugni chiusi davanti al viso.
Buon compleanno a te, con quel filo di mutandine che spuntano dai pantaloni che mi facevano venire strane idee.
Buon compleanno a te, che mi chiamavi con quel soprannome stupido ma che alla fine adoravo.
Buon compleanno a te che hai inventato la tana.
Buon compleanno a te, che se aspettavi me, chissà quando mai ci saremmo baciati.
Buon compleanno a te, che hai tutta una serie di facce buffe e sei un libro aperto, per chi sa leggerti.
Buon compleanno a te che balli con l'iPod nello orecchie, fregandotene di cosa pensano gli altri.
Buon compleanno a te che hai la voce da treno.
Buon compleanno a te che mi hai regalato un sacco divertente.
Buon compleanno a te che mi hai insegnato chi è Pennac.
Buon compleanno a te che non sopporti il solletico e ti viene quella vocina stupida quando ti stuzzicano in quel modo.
Buon compleanno a te che sai far sentire in colpa un tavolo di ragazzini quando vogliono ordinare una birra e tu sei stanca e vuoi andare a dormire.
Buon compleanno a te che vai in bici sui marciapiedi e hai una risposta pronta per le vecchie scorbutiche che ti urlano dietro.
Buon compleanno a te che non sai cucinare, ma che sai stupirti ogni volta di fronte a un piatto di sushi, una pizza di quel nostro posto e un gelato.
Buon complanno a te, che ami le cose pelose e metti l'aggettivo "enorme" davanti a ogni cosa che ti piace.
Buon compleanno a te, che volevi un pony in regalo.
Buon compleanno a te, che non ti ricordi le cose, ma alla fine ti ricordi sempre tutto.
Buon compleanno a te, che coi capelli corti e gli occhi da orientale sei bella come una giovane mamma.
Buon compleanno a te che parlavi in -otto.
Buon compleanno a te, che salvi il mondo nei panni di "Ormonina", e sai volare, diventare invisibile e un sacco di altre cose.
Buon compleanno a te che sai vestire una salopette senza sembrare un muratore.
Buon compleanno a te che, come dice jovanotti, hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più.
Buon compleanno a te che amavi farti "impallare".
Buon compleanno a te, che guardi tutti quei programmi idioti alla tv, ma il problema non è leggere novella 2000, il problema è leggere solo novella 2000.
Buon compleanno a te che non posso far altro che aspettare, finchè il cuore non diventerà pietra.
Buon compleanno, a te. Che ho incontrato per caso e hai cambiato per sempre la mia vita. E ne è valsa la pena.

giovedì 3 aprile 2008

Una sera, dopo lavoro


Guidava piano, ma non per scelta. Il traffico era sempre lentissimo, la sera, quando usciva dall'ufficio. Era stata una giornata stressante: il suo capo, un porco di prima categoria, aveva insistito con le solite allusioni sessuali: lei non lo sopportava, ma era costretta a subire con uno stupidissimo abbozzo di sorriso.
Eppure un tempo aveva amato il suo lavoro alla galleria: lo stretto contatto con artisti famosi, la possibilità di esprimere la propria creatività, l'odore della pellicola appena stampata...
Un vecchio signore alla guida di una vecchia bmw, indeciso su quale strada prendere, le fece perdere l'ennesimo semaforo verde: sbuffò, ma nulla più. Solo qualche settimana prima avrebbe pigiato con tutta la forza che aveva il pugno sul clacson, ma da tempo ormai le cose erano cambiate. Non sapeva se era rassegnazione o stanchezza, ma nulla suscitava in lei stimoli alla rabbia, ormai. Forse era un problema, ma per ora si godeva questa parentesi di apatia.
Pensò a sua madre, erano diverse settimane che non la sentiva, da quando aveva scoperto il fatto. Forse avrebbe dovuto chiamarla, per rassicurarla che tutto procedeva tranquillamente. Prese il cellulare dalla borsa, compose il numero, ma poi lo gettò sul sedile del passeggero senza avviare la chiamata.
Al semaforo successivo accese una sigaretta, abbassò di poco il finestrino e tirò un paio di boccate lunghe e intense, cercando di trattenere il gusto dolciastro della Camel nei polmoni per il maggior tempo possibile.
Finalmente stava uscendo dal centro cittadino, il traffico cominciava a sfoltirsi e il tragitto verso casa diventava sempre più confortevole. Il sole cominciava a tagliare il proprio profilo dietro i monti, acquistando le tonalità del tramonto, e trasferendole a tutta la natura circostante.

Sono queste le cose per cui vale la pena vivere, pensò.

Arrivò di fronte alla propria abitazione, parcheggiò la macchina e spense il motore. Si guardò nello specchietto per un attimo, prima di scendere: la frangia era ordinata, il trucco perfetto, come al solito. Era sempre stata una bella ragazza, e ora era una bella donna. Sofisticata ma semplice, sapeva fingere un sorriso al momento giusto, sapeva trattare con gli uomini. E il nuovo colore dei capelli la ringiovaniva di diversi anni.
Scese dall'auto, prese la valigetta sul sedile posteriore, chiuse la portiera, inserì l'antifurto satellitare. Camminò sul vialetto che conduceva alla porta della piccola villetta monofamiliare in cui viveva, cercando di assaporare il profumo dei fiori che cominciavano a sbocciare sugli alberi e sugli arbusti. Giulia, la figlia dei vicini di casa, era seduta sul praticello di fronte alle abitazioni: giocava con un cavallino di legno e una macchinina rossa. Strana accoppiata, pensò, sorridendole e salutandola con la mano. La bimba rispose con uno sguardo innocente. Pensò che le sarebbe piaciuto avere dei figli, un giorno.
Infilò la chiave nella serratura, aprì la porta, entrò.
Tutto era in ordine, come aveva lasciato quella mattina, prima di uscire. Appoggiò la valigetta sulla poltrona, accese la televisione, senza audio, e andò in camera da letto, dopo aver premuto il tasto "delete" della segreteria telefonica.
Sapeva che c'erano dei messaggi per lui, e non voleva ascoltarli.
Si spogliò ripiegando con cura i vestiti, ripose con delicatezza il reggiseno e le mutandine nel sacco della biancheria sporca, e si infilò nella doccia.
Appoggiò la testa contro il muro, a occhi chiusi, mentre l'acqua calda l'accarezzava come nessun uomo era mai riuscito a fare. Rimase immobile per circa una ventina di minuti, poi uscì dalla doccia, si infilò l'accappatoio bianco e un asciugamano a turbande intorno ai capelli bagnati.
Andò in cucina, prese nel frigo alcuni sacchetti argentati, nella dispensa il pacco del pane confezionato e preparò due panini. Riempì un bicchiere di latte per trequarti, e poi ripose in frigo gli avanzi. Sistemò tutto sul vassoio, e si recò verso lo studio.
Aprì la porta della stanza nella quale aveva rinchiuso suo marito dieci giorni prima, ed entrò.
Lui era ancora legato alla sedia, completamente nudo, come lo aveva lasciato.
Era un po' preoccupata, perchè negli ultimi giorni aveva perso i sensi diverse volte, si era indebolito troppo. Non voleva che morisse, non ancora. Alcune chiazze di sangue macchiavano il pavimento, al di fuori del telo di nylon che aveva deposto con cura sotto la sedia: un tremito di rabbia le percorse la schiena, per poi rientrare immediatamente.
Era sveglio, e quando lei accese la luce, cercò di voltare lo sguardo per non essere accecato. Tossì, sputando alcune goccie di sangue. Non poteva parlare, dopo che lei gli aveva tagliato la lingua, il secondo giorno.
Si sedette su una sedia libera, davanti a lui, distante cinque metri circa. Non voleva sporcare di sangue l'accappatoio nuovo. Mangiò la cena fissandolo, incurante dei suoi lamenti confusi. Guardò la foto del loro matrimonio, appesa sulla parete di sinistra: lei sorrideva, abbracciandolo; lui guardava di lato. Avrebbe dovuto capire già allora.
Erano stati sposati cinque anni, prima che lei scoprisse che si vedeva con Nadia, la sua segretaria. Che banale.
Aveva pianto, all'inzio, poi però aveva capito che non ne valeva la pena. L'aveva colpito con un martello alla nuca, una sera, mentre guardava la televisione. Lui era caduto, e avevo macchiato di sangue il copridivano. L'aveva odiato per questo.
L'aveva trascinato qua, nel suo studio; l'aveva spogliato e legato alla sedia. Non gli aveva più parlato, da allora. Lui aveva urlato, all'inzio. Poi aveva cercato di convincerla a liberarlo, fingendo di non capire perchè si trovava in quella sconveniente situazione. Poi aveva ammesso e chiesto scusa, e finalmente lei aveva potuto, senza dire nulla, tagliargli la lingua con le forbici trinciapollo. Da allora erano passati otto giorni, durante i quali aveva martoriato il suo corpo con minuzia, ma nutrendolo quel tanto che bastava, amorevolmente.
Qualcuno suonò il campanello, improvvisamente. Posò il vassoio sul pavimento, scrollò le briciole dall'accappatoio, sorrise a suo marito che la guardava con gli occhi svuotati di ogni traccia di vita, spense la luce e andò verso la porta.

"Nadia, scusa se non mi sono fatto sentire per diversi giorni, ma ho avuto un problema con mia moglie. Finalmente è fuori città per qualche giorno, vorrei che tu venissi da me, questa sera, sarà fantastico"

Questo era l'sms che si era decisa a mandare alla segretaria di suo marito, quella mattina, con il cellulare di lui, dopo qualche giorno di titubanza.
Andò verso la porta, fischiettando un motivetto che aveva in testa, buttò un occhio allo schermo della televisione, che trasmetteva il notiziario serale.
Aprì il cassetto della credenza vicino all'ingresso, estraendo il martello con la mano sinistra, e nascondendolo dietro la schiena. Poi aprì la porta, con un largo e sincero sorriso.

Si erano incontrate solo una volta, in passato, alla cena di Natale di tre anni prima, chissà se si sarebbe ricordata di lei. Era curiosa.

"Ciao, Nadia", disse, con entusiasmo, stringendo con una forza quasi isterica le dita della mano sul manico di legno.

lunedì 31 marzo 2008

Minoranze


Durante le scorse elezioni politiche avevo fatto un piccolo sondaggio tra amici e conoscenti, per capire cosa avrebbero votato e fare un confronto con i risultati nazionali.
Ecco cosa avevano votato, questi amici e conoscenti:

68% Rosa nel Pugno
16% Ds
8% Alleanza Nazionale
3% Forza Italia
2% Lega Nord
3% Non avrebbero votato


Ecco, dal mio piccolo sondaggio avrei potuto evincere che Bonino, Pannella e soci avrebbero trionfato con un tripudio di voti, scardinando ogni tipo di previsione.
Poi, però, alle elezioni vere, hanno preso se va bene il 3%.

Anni dopo, alle soglie delle nuove votazioni, ho rifatto lo stesso sondaggio, con altri amici e altri conoscenti e famigliari.
I risultati sono circa i seguenti.

70% Sinistra arcobaleno
20% Pd
6% Partito delle libertà (restrittive)
2% Lega Nord
2% Non andrà a votare


Ora, credo purtroppo che avverrà quello che era successo l'ultima volta, ovvero che il mio campione di dati non sarà rappresentativo dell'Italia. (Dubito che Fausto governerà con larga maggioranza, ecco),

Dunque ciò mi fa pensare. Mi fa pensare che io possa far parte di una minoranza. Gran parte dei miei amici, delle persone che frequento e di cui mi circondo, sono racchiudibili in quel tre, forse cinque per cento di italiani che raramente vengono presi in considerazione nelle statistiche. Non facciamo parte del fantomatico "Sistema", almeno da questo punto di vista. E la cosa non mi dispiace.

Ora capisco perchè da piccolo, preferivo Cristal il Cigno a Pegasus, perchè tifavo Villeneuve e non Shumacher, perchè ai tempi tifavo Orlando Magic e non Chicago Bulls.
Non mi sono mai piaciuti i vincenti a tutti i costi, i più forti, ma ho sempre avuto un debole per chi arranca, chi insegue. Sarà per questo che sono interista, e non juventino.

mercoledì 26 marzo 2008

Poco dopo le undici


Camminavo per torino poco dopo le undici di sera, dopo aver visto Big Fish per l'ennesima volta e avevo ancora alcune immagini nella mente.

Il campo di asfodeli, il tempo che si ferma quando vedi la donna della tua vita, l'occhio della strega.

Nelle orecchie la selezione casuale iPod aveva scelto Untitled 3 dei Sigur Ros, un pezzo al quale sono molto affezionato per motivi che non andrò ad elencare.
Il cielo era di un azzurro cupo, evidenziato dalle luci artificiali del centro, nessuna stella ma un unico grande vuoto che poteva significare molte cose.

Una coppia probabilmente felice camminava alle mie spalle; potevo sentire, coperta dalla musica islandese, la voce di lei sussurrare parole dolci nell'orecchio di lui, mentre lui la teneva sotto braccio.

Un bambino (che ci fa un bambino solo poco dopo le undici di sera in giro da solo per Torino) aveva attraversato di corsa la strada, gli era caduto qualcosa, aveva aspettato che una macchina sfrecciasse in punta di piedi, e poi era tornato indietro per raccoglierlo. Non so cosa fosse, ma ci aveva soffiato poi sopra, almeno tre volte, prima di infilarselo di nuovo in tasca.

Camminavo ritmando la musica con i passi, in un crescendo che sarebbe culminato, secondo i miei calcoli, nelle vicinanze della piazza dopo pochi giorni prima avevo pranzato con i miei amici, pasta e gelato da Florio.

La coppia aveva svoltato in una via laterale: me li immaginavo intenti a baciarsi con foga nell'antro di un portone, il tutto in bianco e nero (perchè poco dopo le undici, in giro per Torino, quando hai la musica nelle orecchie, quella musica, tutto è simile a un film francese anni 60).

Untitled 3 dei Sigur Ros, infine, era arrivata al culmine proprio mentre, da dietro le case, era comparsa la punta della Mole: lo spazio si apriva improvviso, e la statua bianca si issava immobile ma imponente al centro della scena.

Mi ero fermato, a questo punto. E avevo amato per un'attimo questa città.
Poi la canzone era finita, e avevo ripreso a camminare.

Torino, di notte, poco dopo le undici, quando si è soli.

lunedì 10 marzo 2008

Un sorriso, click


Ogni volta che scannerizzo una foto da un manifesto di un defunto, per la pagina dei lutti del giornale per il quale lavoro, sto male dentro. Quei manifesti stanno appesi ai muri scrostati delle città, guardano le persone passare indifferenti, qualcuno si ferma per pura e svogliata curiosità. Una segretaria delle pompe funebri sbuffa, ogni volta che deve portarle al giornale. Li piega senza cura dentro la sua borsa di Dior, e me li sbatte sulla scrivania. Io sbuffo, e li comincio a sfogliare, decidendo l'ordine. In base a un puro criterio grafico. Loro mi guardano, dalle loro cornici a 3 punti, qualcuno sorride. Erano felici?

Chissà cosa facevano, quando quella foto è stata scattata. Chissà, soprattutto, a cosa pensavano. Se sapevano che quella foto sarebbe stata usata, anni o mesi dopo, per questo macabro addio al mondo: avrebbero sorriso? Pianto? Voltato la testa dall'altra parte?

"Hei, nonna, guarda da questa parte, ti devo fare la foto per il manifesto da morto, che quella di 3 anni fa è ormai vecchia", disse la nipotina con la macchina fotografica stretta tra le piccole manine curiose.

Non si sa mai quando verrà fatta quella foto, quindi sorridete

giovedì 6 marzo 2008

Una vita tranquilla


Non ho guardato Sanremo. Uno perchè non ho la televisione, due perchè non mi piace, solitamente. Però poi ho sentito alla radio la canzone di Tricarico. Si, Francesco Tricarico, che io e il mio amico Pietro ascoltavamo quando eravamo forse gli unici due. Che il mio collega Maurizio mi faceva togliere, disgustato, quando dovevo impaginare con lui la pagina di Cavallermaggiore, sull'ormai mio ex giornale Braoggi. Che mi ha fatto piangere con La neve blu e commuovere con Solo per te, o ballare con La pesca.
L'ho sentita, e mi sono innamorato di nuovo, come quando rivedi dopo tanto tempo il tuo primo amore, o come quando segna Zanetti al novantesimo contro la Roma.

Voglio una vita tranquilla... Verde sconfinato...

Mi spiace di non essere come Tricarico, a volte. Bisognerà forse essere come lui, per scrivere canzoni di un'efficacia tale, nonostante la semplicità delle parole e delle melodie? Triste e coraggioso, ecco chi è. Che sbuffa mentre Baudo e il nano Chiambretti gli fanno perdere tempo, che da dello stronzo a microfoni aperti, a chi lo canzona. Merita il premio della critica, avrebbe meritato di vincere molto di più, ma il popolo è ignorante, si sa.

Delude, invece, vedere un Frankie Hi Nrg che si è venduto. Carino il pezzo, ma patetica la "litigata" con l'ex Tiromancino (anche lui, voto 4) e i teatrini con Elio e le storie tese (voto 9 al dopofestival). Da uno che ha sempre, giustamente, scritto rime taglienti sulla tv spazzatura, ti aspetteresti un comportamento diverso.
Come quello che ha avuto Tricarico, ad esempio.