mercoledì 26 marzo 2008

Poco dopo le undici


Camminavo per torino poco dopo le undici di sera, dopo aver visto Big Fish per l'ennesima volta e avevo ancora alcune immagini nella mente.

Il campo di asfodeli, il tempo che si ferma quando vedi la donna della tua vita, l'occhio della strega.

Nelle orecchie la selezione casuale iPod aveva scelto Untitled 3 dei Sigur Ros, un pezzo al quale sono molto affezionato per motivi che non andrò ad elencare.
Il cielo era di un azzurro cupo, evidenziato dalle luci artificiali del centro, nessuna stella ma un unico grande vuoto che poteva significare molte cose.

Una coppia probabilmente felice camminava alle mie spalle; potevo sentire, coperta dalla musica islandese, la voce di lei sussurrare parole dolci nell'orecchio di lui, mentre lui la teneva sotto braccio.

Un bambino (che ci fa un bambino solo poco dopo le undici di sera in giro da solo per Torino) aveva attraversato di corsa la strada, gli era caduto qualcosa, aveva aspettato che una macchina sfrecciasse in punta di piedi, e poi era tornato indietro per raccoglierlo. Non so cosa fosse, ma ci aveva soffiato poi sopra, almeno tre volte, prima di infilarselo di nuovo in tasca.

Camminavo ritmando la musica con i passi, in un crescendo che sarebbe culminato, secondo i miei calcoli, nelle vicinanze della piazza dopo pochi giorni prima avevo pranzato con i miei amici, pasta e gelato da Florio.

La coppia aveva svoltato in una via laterale: me li immaginavo intenti a baciarsi con foga nell'antro di un portone, il tutto in bianco e nero (perchè poco dopo le undici, in giro per Torino, quando hai la musica nelle orecchie, quella musica, tutto è simile a un film francese anni 60).

Untitled 3 dei Sigur Ros, infine, era arrivata al culmine proprio mentre, da dietro le case, era comparsa la punta della Mole: lo spazio si apriva improvviso, e la statua bianca si issava immobile ma imponente al centro della scena.

Mi ero fermato, a questo punto. E avevo amato per un'attimo questa città.
Poi la canzone era finita, e avevo ripreso a camminare.

Torino, di notte, poco dopo le undici, quando si è soli.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

E c'è la notte che
mi conturba con tutta la sua intimità...
Questo fa con te?
[...]

Ti dispiacerà per sempre
che ero ancora lì a parlare di noi?
Ma mi son messo a camminare
e confido che qualcosa, prima o poi,
mi distrarrà:

c'è la nebbia e il suo biancore...
c'è un ubriaco da sorreggere...
Io vorrei solo scoprire
se anche tu hai delle colpe che
non puoi eludere.

E la notte ti preserva
dalla mia intimità,
ma si insinua lentamente
tra i velami della mia sensibilità:
questo fa con me.

"...Ero così bello nella mia complicità
l'anima gemella della tua felicità.
Eri tu così per me. Ma l'incantesimo
la tua bacchetta l'ha spezzato poco a poco..."

Eri tu così per me
ero io così per te
eravamo l'un per l'altra incorruttibili
eri tu così per me
ero io così per te
ma l'incantesimo si è spento poco a poco

(Notte - Marlene Kuntz)

(piazza carlinaaa...!!)

bacio,
Camilla.

Frasita ha detto...

Grazie per avermi trascinata ancora una volta in un frammento delle tue esperienze, reali o immaginarie che esse siano; questo è ciò che mi succede quando leggo gli interventi del tuo bolg!
Grazie per offrirci spesso degli ottimi spunti!
Grazie per esserci quando ho bisogno.
Francesca

Frasita ha detto...

D'una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.
Italo Calvino

Anonimo ha detto...

Big Fish.. potessi scegliere un film in cui vivere, allora sarebbe Big Fish.
E Torino.. Torino.. è il reale film in cui vivo. Colpi di scena ad ogni angolo e una fotografia da togliere il fiato.

a presto,
V.